Libertà di espressione e informazione sottintendono l’esistenza di un pubblico in grado di esercitare tale diritto. Radio, stampa, cinema, internet e tv persuadono, influenzano, suggestionano e indirizzano nell’interesse di chi li usa e finanzia. I cittadini possono fare uso della propria libertà critica solo quando sono in grado di comprendere il linguaggio dei media.
Il giornalismo partecipativo (in inglese, citizen journalism) è una nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra la moltitudine di utenti collegati alla rete Internet che, come abbiamo potuto constatare negli ultimi anni con la diffusione di YouTube, MySpace, Fluxtv, Flickr, Second Life, Wikipedia, Face Book, utilizzano la natura interattiva del web per partecipare direttamente allo scambio delle notizie e delle idee.
Gli utenti diventano “user generated content”, sono gli utenti stessi che generano stima e popolarità in Rete con il loro agire e interagire quotidiano attraverso il fenomeno comunicativo del word of mouth – passaparola. E’ un sintomo della democratizzazione della produzione di contenuti multimediali reso possibile dalla diffusione di soluzioni hardware e software semplici ed a basso costo.
L’informazione giornalistica tradizionale sta lasciando spazio all’informazione come conversazione e lo spazio ideale ormai acquisito è il blog.
Il principio di generazione dei contenuti stimola il proliferare in Rete di siti personali, blog, audio e video autoprodotti. In particolare i new media stimolano il processo di learning by using - imparare usando, che si lega al producing by using - produrre usando, che porta alla genesi del processo di learning by producing - imparare producendo.
Un meccanismo con evidenti ripercussioni sulle modalità cognitive dei ragazzi che la scuola deve tenere in considerazione. Produrre contenuti audio, video e scritti significa manifestare la propria individualità e volontà di appartenenza a una comunità. L’individualismo si trasforma in ricerca di originalità. La spontaneità diventa individualità.
Per sviluppare una cultura mediale positiva è indispensabile riferirsi a quello spazio consensuale condiviso da molti, che individua nella promozione e nell’esercizio di alcuni diritti l’opportunità concreta di progredire verso lo scopo e lo scenario al quale ispirare le azioni di media education.
Così contestualizzata la Media Education non è solo una pratica didattica o un’esperienza di acculturazione, ma contribuisce a fondare il principio democratico e civile che fruire pienamente dei media è nella società di oggi un diritto, la cui mancanza è motivo di esclusione sociale e di disparità.
La Media Education, quindi, può considerarsi a tutti gli effetti un canale di promozione dell’infanzia, in quanto sollecita nei bambini lo sviluppo di capacità orientate alla consapevolezza, alla comprensione, a prendere posizione e a relazionarsi con il mondo circostante, nel quale i media svolgono una funzione centrale.
Il diritto passivo e attivo all’informazione e alla comunicazione, come risposta che soddisfa sia l’art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, laddove è sancito che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con ogni mezzo di diffusione, sia le disposizioni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia sottoscritta a New York nel 1989 da quasi tutti i Paesi del mondo, nella quale si afferma che i bambini hanno diritto alla libertà di espressione.
Questo diritto “comprende la libertà di ricercare, di ricevere e divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo”.
Tutto ciò significa, in termini più concreti, che i bambini sono considerati all’atto della nascita soggetti di diritto come gli adulti e che, rispetto ai media, deve essere garantito loro il diritto di ricevere informazioni e di partecipare attivamente alla costruzione della comunicazione, come processo di relazione e interazione con la società.
Scendendo ancora di più nello specifico delle disposizioni normative, sia il dettato Costituzionale sia l’articolo della Convenzione Onu indirizzano i media a prendere in forte considerazione due elementi: per primo, l’assunzione di responsabilità rispetto al dovere di informare i bambini sul mondo, intendendo con ciò la capacità di utilizzare linguaggi e contenuti appropriati e tagliati sulle esigenze dei minori; secondariamente, aprire ai bambini degli spazi reali di partecipazione, con cui si intende sia dare visibilità e concretezza all’infanzia in tutti i suoi aspetti (e non solo quando i bambini sono triste oggetto di fatti violenti di cronaca o comparse pubblicitarie), sia il loro coinvolgimento in trasmissioni nelle quali viene data priorità alla loro voce, creando così, per il pubblico da casa e per la televisione stessa, le condizioni dell’ascolto.